8 agosto 1956, Marcinelle (Belgio).
70 anni fa precisi una miniera di carbone bruciò e con lei i
262 minatori, 136 dei quali erano italiani.
La maggior parte di quei morti veniva dal Sud.
Erano migranti e venivano pagati come il carbone, avevano un
prezzo: uomo-carbone, come i migranti d'oggi uomo-pomodori, uomo-consegna e
così via. Via da qui, appena puoi.
Vietato l' ingresso ai cani e agli italiani", questo si
leggeva fuori dai locali in quegli anni in Belgio. Oggi leggiamo
"remigrazione" nelle nostre case e contro chi migra.
Un tempo eravamo noi i rifiutati.
IMPRESSIONI AL RISVEGLIO DOPO AVER VISTO LO SPETTACOLO
Venerdì 7 agosto 2026, ho assistito alla prima dello
spettacolo Marcinelle, scritto e interpretato da Serena Stifani e Enza
Pagliara.
Le due artiste hanno scelto la stazione di Ugento -Taurisano
per questa prima tappa...
Sullo sfondo il piccolo edificio un po' rotto e con la
vernice cadente nascondeva le rotaie come cimeli del passato drammatico, quello
di chi andava e chissà se tornava; un piccolo palco e poi lo spiazzo pieno di
persone, molte delle quali avevano ancora vivo il ricordo di quei morti in
casa. Alcune avevano portato le foto d'epoca, quelle del nonno o del padre
minatori; quelle della vedova o dei figli orfani.
Serena Stifani e Enza Pagliara hanno coltivato e curato
questo racconto per anni, hanno pensato e ripensato a quelle storie e poi ieri
quel dolore, sordo e nero come il carbone, è diventato racconto per tutti.
A proposito di memoria, le autorità italiane dell' epoca non
onorarono quei morti, non andarono ai funerali, nessuno, nessuno celebrò quei
lutti. Le comunità sì, i luoghi e le persone sì...
Quella stazione ingiallita, sospesa in mezzo alle campagne
sembrava ancora ricordare i volti e i nomi di chi partí.
Non aggiungo altro, credo soltanto che ogni amministrazione
di questa terra e di questo disperato Paese Italia dovrebbe sostenere questo
lavoro d'arte e di memoria comunitaria.
Grazie Serena.
Antonella Rizzo, nata nel Salento, vicino a un limone dai frutti neri, compie studi classici e umanistici. Approda alla ricerca accademica che lascia per una scelta di indipendenza. Dopo un lungo dialogo con il Senegal e con le comunità migranti, arriva a Milano dove insegna in scuole di periferia, scrive poesia e continua il suo lavoro di ricerca sulle identità plurali, diasporiche, che ammira come paesaggi


