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Fonti: ANSA, BBC World

lunedì 23 settembre 2024

Fitprime | Figli e lavoro: per 3 genitori su 5 il rientro è uno stress. Le soluzioni per non “sacrificare” la carriera

Secondo uno studio di Generation Logistics, il 94% dei neogenitori si dichiara “nervoso” all’idea di tornare al lavorodopo il congedo. Senza distinzione di genere: non sono solo le mamme in difficoltà (anche se sono quelle che subiscono maggiormente le conseguenze della genitorialità) nel dover trovare un equilibrio per conciliare la nuova vita da genitore - e non si parla solo del primo figlio -, anche i papà vivono situazioni stressanti, combattuti tra la ripresa della carriera e la voglia di passare più tempo in famiglia con i figli.

 

Il rapporto di Save the children “Le Equilibriste - La maternità in Italia 2024 , inoltre, evidenza che una lavoratrice su cinque esce dal mercato del lavoro dopo essere diventata mamma del primo figlio (e una su due lascia dopo la nascita del secondo) e il 72,8% delle convalide di dimissioni di neogenitori riguarda le donne. Nel corso del 2022 sono state effettuate complessivamente 61.391 convalide di dimissioni volontarie per genitori di figli in età 0-3 in tutto il territorio nazionale, in crescita del 17,1% rispetto all’anno precedente. Per le donne la motivazione principale delle dimissioni è la difficoltà nel conciliare lavoro e cura del bambino: il 41,7% ha attribuito questa difficoltà alla mancanza di servizi di assistenza, mentre il 21,9% ha indicato problematiche legate all’organizzazione del lavoro. Per gli uomini, invece, la motivazione predominante è ancora di natura professionale: il 78,9% ha dichiarato che la fine del rapporto di lavoro è stata dovuta a un cambio di azienda ma un 7,1% ha riportato esigenze di cura dei figli. Come si può ovviare a questo problema? Un modo è sicuramente gestire attivamente il Back to Work. E le aziende non possono che avere un ruolo attivo in questo.

 

Osservatorio Fitprime-Luna del Grano: sì a percorsi su misura per gestire il back to work dopo maternità/congedo

 

La transizione del Back to Work dopo il congedo parentale deve essere gestita dalle aziende, è ormai un dato di fatto. Dall’Osservatorio congiunto di Fitprime e La Luna del Grano emerge che le aziende che hanno offerto ai neogenitori la possibilità di un percorso di Back to Work hanno ricevuto una risposta incredibilmente favorevole. Il 100% dei papà e il 90% delle mamme ne ha usufruito entro un mese dalla loro attivazione, a dimostrazione del fatto che i neogenitori sentono il bisogno di un aiuto e quando hanno l’opportunità di averlo, lo accolgono volentieri. Ma non solo. Dai dati emerge che in particolare le madri hanno trovato utile il percorso di Back to Work, tanto che al termine dell’iniziativa hanno scelto di partecipare a ulteriori sessioni di coaching per rafforzare le tecniche e le strategie utili per la gestione familiare e di ripresa della motivazione e della carriera professionale. Molto importante sono state le esperienze in condivisione, il supporto del gruppo e l’ascolto delle storie di altri genitori. Il 20% delle mamme ha scelto dopo il percorso di approfondire tematiche sulla gestione della genitorialità della prima infanzia.

 

Last but not least, al termine di questi percorsi i genitori hanno chiesto un aiuto non solo per la gestione dei figli, ma anche per la gestione della coppia o del benessere personale. Infatti, il 20% dei partecipanti ha scelto dopo il percorso di approfondire con un supporto psicoterapeutico di coppia anche in ambito sessualità mentre il 10% ha scelto di approfondire tematiche relativamente alla propria salute fisica /benessere e nutrizione/alimentazione.

 

Altro aspetto fondamentale: dopo il congedo parentale, i dipendenti sono molto più propensi a tornare in un luogo di lavoro che offra flessibilità (79%) e opzioni di lavoro part-time (60%). Questa fase della vita non dura per sempre, in compenso il sostegno, la comprensione e la flessibilità ricevuti in questo periodo diventano indelebili come tutti i migliori ricordi. Soprattutto per quel lavoratore o lavoratrice che soffrono maggiormente il rientro.

 

Cinque archetipi di neogenitori: 3 mamme e 2 papà e il loro approccio nel back to work

 

Con l'aumento della domanda di benefit a supporto della famiglia, cresce il dialogo sul congedo parentale e sul sostegno ai neogenitori. Ma l'esperienza reale del ritorno al lavoro è spesso più complessa di quanto si possa immaginare e le “soluzioni” non possono essere universali. Ci sono sfide fisiche (mancanza di sonno) ed emotive (senso di colpa per il desiderio di voler tornare al lavoro), ci sono preoccupazioni individuali (senso di impotenza) e di coppia (ricaduta del carico materno sul partner), altre pratiche (mancanza di una rete di sostegno a cui chiedere aiuto); insomma l’arrivo di un figlio porta insieme così tanti cambiamenti che, insieme, possono generare spaesamento e avere una guida da seguire può davvero aiutare a godersi il bello della maternità e della paternità e la soddisfazione della carriera. Abbiamo quindi pensato – per aiutare le imprese a capire i propri dipendenti e dare loro il supporto corretto pre e post nascita dei figli – di indentificare 5 archetipi di neogenitori che cercano di raggruppare i singoli casi, a seconda delle difficoltà e del supporto di cui sentono di avere bisogno. Ovviamente come archetipo viene stressata la caratteristica principale, anche se sappiamo che per chiunque la maternità è un momento delicato, anche per i super man e le wonder woman.

 

 

La mamma “funambola”: ha un lavoro che la soddisfa, ma i nuovi impegni da genitore la mettono in difficoltà

 

Segni particolari: un lavoro in cui si sente realizzata

Stato emotivo al rientro: voglia di tornare al lavoro

Difficoltà: fatica a conciliare famiglia e lavoro

 

Una condizione sicuramente diffusa, quella della mamma che ha investito tempo ed energia nel percorso professionale, raggiungendo buoni risultati e una buona posizione. Ha quindi voglia di rientrare al lavoro, ma non aveva considerato quanto potesse essere complicato “far funzionare tutto”. Il problema più grande è la conciliazione del tempo, perché le cose sono cambiate e tornare al lavoro con la stessa energia sente che le tolga tempo alla cura del figlio. E questo la fa sentire in colpa e indecisa sul da farsi: rinunciare all’autonomia finanziaria e alla realizzazione o ridurre il tempo passato con il figlio? Sono tante le mamme che sperimentano questo senso di frammentazione che genera ansia e timori.

 

 

Come può aiutarla l’azienda al rientro? Il back to work può aiutare le neo mamme a riprendere in mano la propria vita, con un supporto di coaching individuale o di gruppo volti alla sensibilizzazione della genitorialità consapevole e di strategie utili per conciliare la vita professionale e familiare.

 

Cosa avrebbe potuto fare l’azienda prima della nascita del figlio/a? Un percorso gravidanza
prima del parto per prevenire il sorgere di questi dubbi e ansie.

 

 

La mamma “entusiasta”: ha sempre sognato di diventare genitore ed ha paura di trascurare la cura dei figli dedicandosi al lavoro

 

Segni particolari: forte spirito di maternità

Stato emotivo: solitudine e frustrazione

Difficoltà: pensa che dovrebbe lasciare il lavoro

 

Tante donne sognano la maternità, quasi forse a idealizzarla. Aspettano con così tanto desiderio il periodo successivo al parto, quando il neonato dipende totalmente dalla cura e dalla presenza dalla mamma, che - alle volte - non vengono prese in considerazione le difficoltà che arrivano insieme. Può essere la difficoltà di allattamento, per esempio, o la mancanza di una rete di sostegno a cui chiedere aiuto. Questo la fa sentire sola e in colpa perché sente di non fare abbastanza. Sul lavoro, di conseguenza, può essere distratta, facendola sentire ancora più in colpa e quindi prende in seria considerazione l’idea di lasciare il lavoro, anche per una questione finanziaria.

 

Come può aiutarla l’azienda al rientro? Un percorso di terapia o di coaching dedicato può aiutare a riflettere sulla genitorialità consapevole, su quello che si può fare e sulla necessità di chiedere aiuto per conciliare due status che lei non riesce a sovrapporre.

 

Cosa avrebbe potuto fare l’azienda prima della nascita del figlio/a? Un percorso gravidanza per accompagnare la futura mamma ad accogliere le sue paure, contenere le sue aspettative e renderla consapevole delle difficoltà che incontrerà.

 

La mamma “in carriera”: è realizzata sul lavoro, è organizzata, ha imparato a delegare la cura dei figli

 

 

Segni particolari: donna in carriera e super organizzata

Stato emotivo: determinato

Difficoltà: come tutti, ma vuole mantenere i suoi spazi e riesce a farlo

 

Per tutti gli altri sono wonder woman, loro si sentono solo organizzate. Sono mamme con obiettivi chiari e con una forte propensione alla carriera, che hanno costruito con il sudore della loro fronte. Ancora prima del parto hanno organizzato il rientro. Hanno intorno a loro una buona rete sociale a cui affidarsi e chiedere sostegno, così da riuscire a rientrare in fretta dopo il parto al lavoro, senza troppe difficoltà. Per sentirsi bene come mamma, sa di aver bisogno dei suoi spazi extra-familiari e per questo non ha paura a delegare.

 

Come può aiutarla l’azienda al rientro? Una mamma così può sicuramente beneficiare di percorsi di allenamento in azienda o presso centri convenzionati, percorsi nutrizionali, ma anche di mindfulness e crescita personale.

 

Cosa avrebbe potuto fare l’azienda prima della nascita del figlio/a? Un percorso gravidanza per sostenerla  e accompagnarla nella fase preparatoria rafforzando le sue skills e lavorando sulle meno sviluppate (skills che serviranno poi nel suo percorso di crescita personale/professionale)

 

Il papà in carriera: ha molte responsabilità sul lavoro, poco tempo per la famiglia

 

Segni particolari: lavoro tradizionale in ufficio o con molte trasferte

Stato emotivo: non vuole e sente di non poter rinunciare alla carriera

Difficoltà: sentirsi non sufficientemente utile e subire il carico emotivo del partner

 

Alcuni di questi papà vorrebbero fare di più, chiedere il congedo, ma sanno che non sarebbero visti bene dall’azienda. Altri ricoprono ruoli che li porta a viaggiare spesso. In genere il loro lavoro è quello che pesa di più sulle entrate familiari, quindi, anche volendo far di più, sanno che non possono rinunciare al lavoro o cambiarlo. In più, molto spesso, questi papà “fanno poco” perché non gli viene chiesto aiuto. Il risultato, però, è che le tensioni del carico mentale materno vengono direttamente scaricate sulla coppia e sulla famiglia. E questo può accadere anche in fretta. Questo forse è il caso più frequente visto un report di Action Aid nei paesi OCSE che ha rivelato che le mamme che lavorano dedicano il 50% del tempo in più alla cura dei figli rispetto ai papà che non lavorano e in Italia la percentuale sale all’80%.

 

Come può aiutarlo l’azienda al rientro? Un percorso di coaching alla genitorialità può essere di supporto sia per individuare i modi di essere presenti, sia a livello emotivo ed emozionale per affrontare e prevenire insoddisfazioni future, a livello di coppia e genitoriale.

 

Cosa avrebbe potuto fare l’azienda prima della nascita del figlio/a? Il suggerimento in più? Offrire corsi di sensibilizzazione sull'importanza della genitorialità condivisa e di preparazione al ruolo di papà nella famiglia moderna.

 

Il papà “dedicato”: lavora in smart working e si occupa dei figli in modo paritario

 

Segni particolari: libero professionista o in smart working

Stato emotivo: felice di occuparsi del figlio 50-50

Difficoltà: quelle di tutti i giorni, ma con la convinzione di voler essere un papà presente

 

Oggi sono sempre di più le persone con lavori flessibili, perché liberi professionisti o perché lavorano in aziende dove lo smart working non è solo concesso, ma è incentivato e questo gli consente, con gioia, di occuparsi dei figli. Che siano donne o uomini. Ci sono poi anche dei papà che chiedono il congedo - oltre quello dei 10 giorni - e riescono a essere complementari alla mamma nella cura del neonato, occupandosi di tutto quello che possono (visite mediche, vaccinazioni, nutrimento, sonno, cambi…). Sono i papà che stanno bene in questo loro nuovo ruolo e non desiderano altro che occuparsi del loro figlio, non solo per aiutare la compagna, ma per una loro naturale predisposizione alla paternità e alla cura dell’altro.

 

Come può aiutarlo l’azienda al rientro? Un percorso di back to work di educazione alla genitorialità può aiutare questi papà a livello organizzativo ed emozionale nella crescita personale e a prevenire o mitigare le criticità che possono sorgere.

 

Cosa avrebbe potuto fare l’azienda prima della nascita del figlio/a? Supportare la figura paterna con corsi specifici di genitorialità, ma anche percorsi di crescita personale e professionale tenendo in considerazione le softskills genitoriali che si acquisiscono con l'accudimento di un bambino/a.

 





24 ORE A VENEZIA - 24 Ore Cultura

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SM Studio | Autunno in due nell’intimità del Dolomiti Wellness Hotel Fanes: esperienze di coppia in Alta Badia.

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Esce oggi "Volevo essere libera": un podcast dedicato a Peggy Guggenheim e al suo desiderio di essere libera

23 settembre, 2024

Volevo essere libera” è un podcast che esplora la straordinaria vita di Peggy Guggenheim, appassionata collezionista, sostenitrice e amica dei più grandi artisti del Novecento, e il suo incondizionato amore per l’arte. Quattro episodi, con la voce narrante dell’attrice Sara Drago e i ricordi della direttrice del museo, Karole P. B. Vail, raccontano una delle figure più audaci e lungimiranti del XX secolo e mettono in luce come il suo spirito libero e il suo coraggio abbiano attraversato il tempo, rendendola tutt’oggi un'icona di contemporaneità. Grazie anche ad alcuni estratti dall’autobiografia di Guggenheim Una vita per l’arte, edita da Rizzoli (1982), “Volevo essere libera” offre a chi ascolta uno sguardo fresco e attuale su una donna che, con la sua ostinazione e visione, ha scelto di vivere la vita secondo le proprie regole, diventando un faro di libertà e modernità. Non solo un omaggio alla collezionista americana che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte del Novecento, ma un invito a riscoprire l'importanza dell'indipendenza e del cambiamento in ogni epoca.

 

Le quattro puntate, della durata di venti minuti circa ciascuna, ripercorrono la vita, appassionata e sempre fuori dagli schemi, della protagonista. In fuga da una giovinezza newyorkese non particolarmente felice, sebbene segnata dal benessere economico, e percepita come una gabbia di cui liberarsi, Guggenheim comincia il suo cammino verso l’emancipazione e la libertà nel corso degli anni venti, quando si trasferisce in Europa, dove viene accolta dalla Parigi bohémienne. Qui intreccia relazioni di amicizia e d'amore che segneranno per sempre la sua vita. Conoscerà e sarà legata a figure del calibro di Djuna BarnesSamuel BeckettMarcel DuchampEmma GoldmanJohn HolmesLaurence Vail, solo per citarne alcuni. Non tutte saranno relazioni felici, ma tutte la arricchiranno, avvicinandola alle sue più grandi passioni: la letteratura prima, l'arte poi. Guggenheim acquista la sua prima opera, la scultura di Jean Arp Testa e Conchiglia, nel 1938, dando così inizio alla sua collezione d’arte, e nel 1939 decide di aprire un museo d’arte moderna a Londra, con lo storico dell’arte Herbert Read a dirigerlo.  Negli anni a venire il suo motto sarà “comperare un quadro al giorno”. Dopo il periodo legato alla galleria londinese Guggenheim Jeune, dove organizzerà la prima mostra di Jean Cocteau, a cui farà seguito la prima personale di Vasily Kandinsky in Gran Bretagna e, tra le altre, le personali di Yves Tanguy e Rita Kernn-Larsen, a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale è costretta a lasciare l’Europa invasa dai nazisti e a tornare negli Stati Uniti. È qui, nell’ottobre del 1942 che, a New York, apre la galleria-museo Art of This Century, luogo iconico che diventerà crocevia per molti giovani artisti all’epoca sconosciuti, tra cui Jackson Pollock e Mark Rothko, a cui dedicherà diverse mostre. Ma il sogno di Guggenheim è tornare in Europa, e nel 1948, dopo essere stata invitata ad esporre la sua collezione alla Biennale di Venezia, nel padiglione della Grecia, si trasferisce definitivamente nella città che galleggia e che sente essere il solo luogo che può accoglierla.

 

Venezia è la città che ha sempre occupato un posto speciale nel suo cuore, ed è dove deciderà di vivere, definitivamente, fino alla sua scomparsa, nel 1979, sentendosi davvero felice. Le opere che ha raccolto con tanta passione e ostinazione trovano finalmente una casa definitiva, Palazzo Venier dei Leoni, il palazzo “non finito” sul Canal Grande Grande, dove lei stessa vivrà, e dove tutt’oggi la collezione ancora si trova.

 

Volevo essere libera” è un podcast realizzato da Chora Media insieme alla Collezione Peggy Guggenheim, ed è disponibile sulle principali piattaforme audio gratuite (SpotifyApple PodcastGoogle PodcastSpreaker)




TEDESCHI, IL VINO E IL SUO POTERE EVOCATIVO (COME LA MADELEINE DI PROUST!)

Il libro "Il senso del luogo di un vino e la firma aromatica dei cru Tedeschi" svela come il "senso del luogo" di un vino sia un valore concreto e misurabile e non solo una suggestione poetica. Frutto di sette anni di ricerca, iniziata nel 2017, questo studio ha trasformato un'intuizione in una realtà scientifica: il legame tra l'aromaticità di un vino e il terreno in cui la vigna è cresciuta.

 

Il lavoro, condotto dal professor Maurizio Ugliano - docente di Tecnologie e processi enologici e Wine identity and typicality presso il Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona - e raccolto nel libro, ha identificato quattro grandi dimensioni olfattive per i vini della Valpolicella: fruttato, balsamico, speziato/pepato e speziato dolce. Per esempio, i vini del cru Monte Olmi si distinguono per i loro profumi agrumati e fruttati, mentre quelli della tenuta Maternigo esprimono note di frutta matura e spezie dolci. Questi aromi, che variano a seconda del cru di provenienza, sono il risultato di una complessa interazione tra suolo, vitigno e tecniche di vinificazione.  Insomma, nessuno potrà contraddirvi se degustando un vino di un territorio vi sembrerà di ritrovare degli aromi già conosciuti.

Il "senso del luogo e la firma aromatica" di un vino, quindi, non sono solo una metafora. Proprio come l’assaggio della madeleine di Proust, anche il vino evoca ricordi, un sorso può far riaffiorare memorie legate al territorio d’origine. "L’assaggio della madeleine nella Ricerca del tempo perduto è un esempio perfetto”, afferma il professor Ugliano. “Un assaggio di vino può richiamare la provenienza, la varietà e il territorio in cui è nato, proprio come il dolcetto francese rievoca i ricordi d’infanzia del protagonista".

 

La ricerca del professor Ugliano ha permesso di definire in modo scientifico tutto questo, ovvero la "firma aromatica" dei vini Tedeschi. Non si tratta solo di uve, ma di come queste uve interagiscano con il loro ambiente e con il tempo, creando un'identità unica e irripetibile per ogni bottiglia. Il processo di invecchiamento, per esempio, gioca un ruolo fondamentale nel rafforzare queste caratteristiche aromatiche.

 

Gli aromi dei vini raccontano storie che trasportano chi li assapora direttamente nel cuore del territorio da cui prendono vita. La famiglia Tedeschi - con passione e dedizione - continua a esplorare nuove frontiere del vino, dimostrando che la tradizione può essere innovativa e che la scienza può essere poetica. Un brindisi a questo viaggio “sensoriale ed evocativo”, da assaporare sorso dopo sorso. 

 


 

Ecco i parchi nazionali più interessanti d'Europa secondo gli utenti di Jetcost

Sono oltre 500 e alcuni sono protetti dall'UNESCO

Tra i tanti, gli utenti di Jetcost hanno selezionato il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni in Campania e il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, in Veneto

I parchi nazionali sono aree naturali protette, dichiarate tali da ogni Paese, che vengono tutelate attraverso norme specifiche per preservarne la fauna selvatica e l'ambiente naturale. In Europa ci sono più di 500 parchi nazionali, di cui una dozzina sono protetti dall'UNESCO e considerati Patrimonio dell'Umanità. Sono luoghi in cui si possono trovare cime granitiche, sterminate foreste di faggi, sorgenti sotterranee, cascate spettacolari, animali selvatici allo stato brado e un silenzio e una pace inusuale. Sono i luoghi perfetti per una piacevole passeggiata o per una sfida sportiva... e dove poter scattare centinaia di foto capaci di far invidia agli amici.

Gli utenti del potente motore di ricerca di voli e hotel www.jetcost.it, in quest'occasione, hanno valutato i migliori parchi nazionali d'Europa e dalle risposte è emerso che tre di questi sono qui in Italia: il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni in Campania e il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, in Veneto.

Ecco i 15 parchi nazionali più attraenti scelti dagli utenti di Jetcost.it tra quelli di tutta Europa:

Parco nazionale di Plitvice - Lika (Croazia)
Conosciuto come il Paradiso acquatico, è costituito da un gruppo di 16 laghi profondi, ognuno dei quali cambia colore a seconda dell'ora del giorno - dal turchese intenso al verde menta, fino al grigio e al blu - collegati tra loro da bellissime cascate e incantevoli ruscelli. Scorrendo tra rocce dolomitiche e calcaree, le acque di questo parco hanno creato nel corso dei millenni delle dighe naturali che hanno portato alla formazione di tutta una serie di laghi, grotte e cascate di incredibile bellezza. Vale la pena visitarlo anche in inverno, quando le cascate sono ghiacciate e i laghi con la loro superficie specchiata di ghiaccio assumono la tonalità del cielo. Dal 1979 questo parco è Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.

Parco Nazionale delle Isole Atlantiche - Galizia (Spagna)
Condiviso dalle province galiziane di A Coruña e Pontevedra, nell'angolo Nord-occidentale della Spagna, il Parco Nazionale delle Isole Atlantiche della Galizia è situato nel cuore delle Rías Baixas. In questo luogo particolarissimo, in cui si incontrano acqua dolce e acqua salata, si crea un ecosistema unico, ricco di vita marina e terrestre. Se da una parte, infatti, spiccano i sistemi di dune, le scogliere e i boschetti di ginestre ed eriche, dall’altra, nell'ambiente marino, con fondali rocciosi, è possibile ammirare colonie di alghe brune che ospitano una grande varietà di esseri viventi. Questo trio di isole (Illa de Monteagudo, Illa do Faro e la meridionale Illa do San Martiño), che combinano le loro spiagge bianchissime e le lagune cristalline con ripide scogliere e punti panoramici rocciosi, sono prive di traffico, cosa che enfatizza la sensazione per il visitatore di essere alla “fine del mondo”. Inoltre, insieme formano un frangiflutti che protegge la città costiera di Vigo dalla furia dell'Atlantico.

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Italia)
È incredibile pensare che a sole due ore d’auto da Roma si possano trovare l'orso bruno marsicano, la lince selvatica, il lupo appenninico e l'aquila reale che vivono tra cime granitiche e boschi di faggio, in valli e prati pieni di nontiscordardime, con una natura dominante e selvaggia che ospita solo una serie di villaggi collinari sparsi qua e là. Il Parco Nazionale d'Abruzzo, visitato da due milioni di persone all’anno, è il più antico d'Italia e si estende per 50.000 ettari nel cuore degli Appennini. Le antiche faggete, con alberi di oltre 500 anni, sono Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. All'interno del parco si possono fare escursioni a piedi, a cavallo, si possono praticare birdwatching, mountain bike, sci alpino o di fondo in inverno. La rete di percorsi escursionistici comprende più di 150 sentieri per un totale di 750 chilometri e il panorama è mozzafiato, oltre che la tranquillità che vi si respira solo entrandovi.

Parco nazionale di Doñana - Andalusia (Spagna)
Situato a Huelva, in Andalusia, il Parco di Doñana occupa la riva destra dell'estuario del fiume Guadalquivir, vicino alla sua foce nell'Atlantico a Sanlúcar de Barrameda. È degno di nota per la grande varietà dei suoi biotopi: lagune, paludi, macchia mediterranea e dune mobili e fisse. È l'habitat naturale di cinque specie di uccelli a rischio estinzione e di alcune specie emblematiche come la lince iberica e l'aquila imperiale, anch'esse in pericolo. La palude è un luogo di passaggio, di riproduzione e di svernamento per migliaia di uccelli europei e africani, rappresenta quindi un ecosistema di altissimo valore ecologico. I variegati paesaggi che compongono Doñana comprendono anche il sistema di dune fossili che corre tra Matalascañas e la foce del Guadalquivir, più di 25 chilometri di spiaggia vergine e sabbie bianche; la duna fossile di Asperillo è alta più di 30 metri e la scogliera di Asperillo è uno spettacolare taglio formato da arenaria di colore arancione e ocra a causa delle acque ricche di ossido di ferro che scorrono nei cosiddetti “chorritos de la pared” (piccoli ruscelli nella parete).

Parco nazionale di Dartmoor - Devon - (Inghilterra)
Selvaggia brughiera aperta e profonde vallate fluviali, con una ricca storia, leggende e una fauna rara: Dartmoor è un luogo unico. È riconosciuto come uno dei paesaggi più belli del Regno Unito. Il granito è un importante elemento unificante di questo scenario; modellato nei millenni dall’azione degli eventi atmosferici, forma i caratteristici tors, delle scoscese collinette rocciose. È una zona molto interessante dal punto di vista anche archeologico: ci sono castelli, abbazie e numerosi monumenti preistorici che includono il Beardown Man, alto 3,5 metri, vicino a Devil's Tor e 5.000 capanne di pietra. Qui ci sono tra i sentieri escursionistici migliori della Gran Bretagna.

Parco nazionale di Peneda-Gerês – Región Nord (Portogallo)
Nell'estremo Nord-Ovest del Portogallo, tra l'Alto Minho e Trás-os-Montes, la Serra da Peneda, insieme alla Serra de Gerês, è l'unica area protetta portoghese a essere dichiarata Parco Nazionale. Presenta paesaggi abbaglianti tra montagne e dighe, dove specie uniche come il cavallo selvatico garrano corrono liberamente tra le montagne. La sua vegetazione è eclettica, con diverse tonalità di verde che ricoprono le catene montuose, evidenziando una foresta di agrifogli, unica a livello nazionale, e specie endemiche come il giglio di Gerês, che illumina i campi con i suoi toni blu-violetti. Il terreno, molto montagnoso, è attraversato da fiumi e argini che scorrono rapidamente e si trasformano in cascate. Sembra un mondo a parte dove la natura la fa da padrona.

Parco nazionale della Valle di Lauterbrunnen - Berna (Svizzera)
La Valle di Lauterbrunnen, nella regione di Berna, tra Interlaken e il massiccio della Jungfrau, è di una bellezza spettacolare. Lauterbrunnen riunisce quasi tutto ciò che rende speciale la Svizzera. Qui si può ammirare lo spettacoli naturale fornito dalle Alpi, passeggiare attraverso villaggi da cartolina, esplorare sentieri escursionistici e praticare gli sport invernali più belli della Svizzera, ammirando da vicino la Jungfrau, Patrimonio Mondiale dell'UNESCO. Le scogliere scolpite dai ghiacciai si ergono sopra campi verdi di pini e capanne di legno. Circa 72 cascate scendono da queste pareti scoscese, la più impressionante delle quali è la cascata di Staubbach. La sua bellezza è tale che Goethe e Lord Byron ne furono ispirati per scrivere  poesie. Gli utenti di Jetcost.it consigliano di non perdere inoltre le cascate di Trummelbach, originate da un ghiacciaio e con accesso sotterraneo, sono le uniche del genere in Europa, sono collegate via ascensore, con gallerie, tunnel, piattaforme e sentieri: vederle da vicino è un’esperienza imperdibile. 

Parco nazionale della Foresta Nera (Germania)
Nascosto nel Sud-Ovest della Germania, il Parco Nazionale della Foresta Nera sembra uscito da una fiaba dei Fratelli Grimm. Il suo paesaggio naturale è unico, ricco di valli, antiche rocche, brughiere punteggiate di erica, laghi cristallini, fattorie e scure foreste di abeti rossi; è un’area boschiva montuosa che si estende per 160 km e la sua diversità di paesaggio si riflette anche nella varietà della flora e della fauna. Le foreste di abeti e faggi dominano lo scenario. Una caratteristica particolare del parco sono le aree erbose, chiamate Grinden, nelle zone più alte. Qui si può passeggiare o andare in bicicletta e spesso si sentono e si vedono picchi e cuculi (piccola curiosità: la regione è il luogo di nascita dell'orologio a cucù).

Parco nazionale del Vatnajökull (Islanda)
Questo sito naturale di 1.400.000 ettari copre un'iconica regione vulcanica dell'Islanda ed è il più grande d'Europa. Il territorio del parco nazionale è spettacolare, modellato dall'interazione tra fuoco e ghiaccio. Il Parco Vatnajökull ospita dieci vulcani principali, otto dei quali subglaciali, tra cui due dei più attivi di tutta l'Islanda. Gran parte del parco si trova al di sotto della calotta glaciale del Vatnajökull, ma i suoi paesaggi sono vari e comprendono sorgenti geotermiche, canyon, montagne innevate, lagune, vulcani sepolti e incredibili grotte di ghiaccio. 

Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano ed Alburni - Campania (Italia)
La regione del Cilento ospita un paesaggio culturale di eccezionale qualità. È una Riserva della Biosfera dal 1997 e nel 2010 è stato il primo parco nazionale italiano a diventare un Geoparco. Si tratta del secondo parco protetto più grande d’Italia, che si estende dalla costa tirrenica, con le due aree marine protette di “Santa Maria di Castellabate” e della “Costa degli Infreschi e della Masseta”, fino ai piedi dell’Appennino campano e lucano. In questo territorio eterogeneo e ricco dal punto di vista naturalistico sono state censite circa 1.800 specie vegetali e 25 habitat differenti. Il parco ospita betulle, abeti bianchi e rossi. Inoltre, sono presenti 254 delle 319 specie di orchidee selvatiche presenti in tutta Europa. Il vasto territorio offre alle specie animali una grande varietà di ambienti, per cui è possibile incontrare volpi, lepri, cervi, caprioli, cinghiali, martore e moltissimi uccelli. Tra le altre cose, è possibile visitare i siti archeologici della città di Paestum e Velia e la Certosa di San Lorenzo a Padula, oltre a numerose città e borghi antichi che vi sono compresi. Un viaggio, insomma, tra natura e storia.

Parco nazionale del Teide - Isole Canarie (Spagna)
Nel cuore dell'isola di Tenerife si trova uno dei parchi nazionali più visitati d'Europa. Qui la vera star è il vulcano Teide, il “tetto” della Spagna, con i suoi 3.718 metri di altitudine. Questa struttura vulcanica si erge a 7.500 metri dal fondo dell'oceano e si stima che sia la terza più alta del mondo. La neve quasi perenne sulla vetta e le colate di lava che si riversano sulle sue pendici formano una combinazione unica e irripetibile. In primavera si può ammirare il meraviglioso tajinaste rosso, che può crescere fino a tre metri di altezza e ha migliaia di piccoli fiori rossi brillanti. Un altro tesoro unico al mondo è la violetta del Teide, emblema e orgoglio del Parco, che si trova solo al di sopra dei 2.500 metri di altitudine. Nelle notti limpide e senza luna, il Parco Nazionale offre senza dubbio uno dei migliori luoghi per l'osservazione delle stelle nell'emisfero settentrionale. 

Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi - Veneto (Italia)
Il Parco è situato al margine meridionale delle Dolomiti e rappresenta un settore delle Alpi Sud-orientali di notevole e riconosciuto interesse ambientale, con una grande varietà di ambienti: dalle zone più riparate di fondovalle alle alte pareti rocciose, dai boschi di latifoglie alle foreste di conifere, fino alla macchia d'alta quota, tra pascoli e ghiaioni. Come l'intera catena dolomitica, il parco è uno dei tesori protetti dall'UNESCO. Un territorio che rappresenta l'habitat perfetto per speci come camosci, cervi e caprioli, ma anche volpi e marmotte, tassi e scoiattoli, ermellini e martore. I grandi carnivori che vi si possono incontrare sono orsi, linci e lupi. 

Parco nazionale degli Écrins (Francia)
Le Alpi francesi danno il meglio di sé nel secondo parco nazionale più grande della Francia, il Parc National des Écrins, un paradiso per escursionisti e alpinisti, anello di congiunzione tra le Alpi meridionali e quelle settentrionali. Situato tra Gap, Grenoble e Briançon, il massiccio deve la sua fama alle 150 cime che superano i 3.000 metri di altezza. Il modo migliore per scoprire gli Écrins, destinazione di alta montagna con sole tutto l'anno, è percorrerlo a piedi. Ci sono oltre 700 km di sentieri segnalati che permettono di esplorarne le cime impervie, i ghiacciai, i vasti pascoli alpini, i laghi di montagna e i torrenti. Un'occasione per scoprire paesaggi magnifici e una biodiversità eccezionale, con oltre 4.000 specie animali e vegetali censite. 

Parco nazionale dei Picos de Europa - Asturie, Cantabria e Castiglia e León (Spagna)
Condiviso dalle province di Asturie, Cantabria e León, il Parco nazionale dei Picos de Europa è un perfetto esempio di ecosistema atlantico ed è uno dei primi due parchi nazionali della Spagna. Ricco di boschi di querce e faggi, prende il nome dalle impressionanti formazioni rocciose che vi si trovano. Decine di sentieri escursionistici ben segnalati collegano prati, laghi cristallini, gole e imponenti picchi calcarei che offrono un rifugio sicuro per la fauna selvatica che comprende gatti selvatici, orsi bruni e lupi iberici. Distribuito su 11 villaggi, il Picos de Europa è l'unico Parco Naturale abitato della Spagna e offre al viaggiatore un'esperienza unica. Da non perdere sicuramente l'impressionante Picu Urriellu, di 2.519 metri, noto anche come El Naranjo de Bulnnes, incredibile montagna calcarea di origine paleozoica che attrae come una calamita gli scalatori più esperti che si arrampicano sulle sue pareti o camminano fino alla sua base per godersi il panorama.

Parco nazionale del Durmitor (Montenegro)
Modellato dai ghiacciai e attraversato da fiumi e falde acquifere, il Parco Nazionale del Durmitor è di una bellezza mozzafiato. Lungo il corso del fiume Tara, che presenta le gole più profonde d'Europa, si trovano fitte foreste di conifere con un'importante flora endemica e laghi cristallini. Uno dei punti salienti è il Lago Crno Jezero, il Lago Nero, lago glaciale a più di 1.400 metri di altitudine, che nonostante il nome, non è affatto nero: in realtà si tratta di due laghi dalle acque trasparenti e dalle suggestive tonalità smeraldo e turchesi, completamente circondati da alte montagne e foreste lussureggianti; un vero paradiso della natura. Altrettanto suggestivo è il canyon del fiume Tara, il più lungo d'Europa e il secondo al mondo, lungo 78 chilometri e con un salto di quasi 1.000 metri nel punto più profondo. Questa caratteristica naturale è stata inserita nella lista del Patrimonio mondiale dell'UNESCO prima dello stesso Parco nazionale del Durmitor.



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Stefano Massini è il protagonista del martedì del Buon Vivere

Forlì (23/9/24): Nell’ambito del Festival del Buon Vivere, martedì 24 settembre alle 21.30 alla Chiesa di San Giacomo, ai Musei di San Domenico a Forlì, Stefano Massini è il protagonista di "Le Storie che fanno vivere meglio". Una carrellata di storie, piccole e grandi, che valgono come piccoli manuali di sopravvivenza, di cui abbiamo necessità per affrontare la giungla di tutti i giorni. Parte da qui un viaggio fra personaggi lontani nel tempo, epopee, incontri, esperienze umane, emozioni e risate. Una serata, tutta affidata all’estro narrativo di Stefano Massini: in un vortice di racconti affascinanti, Massini disegna le sue mappe servendosi di storie umanissime tutte vere, tutte accadute nelle epoche e nei luoghi più diversi, cucite su misura dei nostri stati d’animo più sfumati e inesplorati. Con una sola stella polare: la potenza sempre antica e sempre nuova del racconto. La serata è a ingresso gratuito e organizzata con il sostegno di Formula Ambiente, Conscoop, Eta Beta e Idrotermica Coop.

Alle 18.30 Francesco Selvi, intervistato da Leo Canali, racconta il suo libro “Enrico e Giuliano”, la storia di due amici sui quali alessia la sensazione di essere inadeguati alla vita.

Alle 20 Marta Del Grandi, intervistata da Giulia Cavaliere, parla del proprio lavoro di cantautrice capace di spaziare tra jazz, raga, pop, blues, post-rock, elettronica e musica etnica – e che ha

radicato la propria visione delle cose confrontandosi con culture lontane quali quelle di Cina, India, Belgio e Nepal.

Alle 21:30 la proiezione del film “Little miss Sunshine”, proiezione cinematografica in due lingue con modalità “silent cinema”. A cura di Sala San Luigi di Forlì Per prenotare la tua cuffia bit.ly/bv24silentcinema

 

Inoltre: alle 16.30 Simone dall’Agata presenta il suo primo libro: “Leo Paletti e il Grimorio”, la storia di un 12enne che vive un’incredibile avventura grazie alla sua capacità di affrontare le sue paure.

Alle 17.30 “4 ANNI DI InRete”, il  racconto di quattro anni di progetto volto a accrescere la comunità educante e incrementare la dinamica virtuosa tra amministrazione pubblica, Terzo Settore, scuola, istituzioni e attori del territorio, mettendo al centro le famiglie e i minori come protagonisti. Progetto finanziato da Con i bambini - ente attuatore del fondo nazionale per il contrasto alla povertà educativa minorile. Con Stefano Laffi Sociologo, ricercatore della coop Codici, formatore, docente universitario A cura di Consorzio Solidarietà Sociale Forlì-Cesena In collaborazione con L’Accoglienza, Dialogos, Domus Coop, Paolo Babini e Salvagente.

Alle 18 “Buon Vivere: la Ri(e)voluzione della lingua nella costruzione di comunità inclusive”, la comunicazione è specchio della realtà, ma è anche strumento per diffondere, e rafforzare modelli e valori (come pure disvalori e stereotipi). L’uso inclusivo della lingua è la capacità di rappresentare e raggiungere ogni persona attribuendo pari riconoscimento e visibilità sociale. A cura di Società Dante Alighieri Comitato di Forlì-Cesena APS In collaborazione con Associazione di Cultura ‘Gabriella Poma’ APS di Forlì.

Alle 18, ma alla Fabbrica delle Candele, “Tra gli angeli di Wajir. Il cuore e il coraggio del popolo del deserto”. La presentazione degli obiettivi raggiunti dal progetto di sostegno allo sviluppo socioeconomico realizzato nella terra dove Annalena Tonelli ha cominciato la sua attività missionaria: sostegno ai piccoli agricoltori, laboratori per la scuola per sordi, sostegno alle donne, sostegno al centro di riabilitazione per bambini con handicap. Con S.E.R. Monsignor Livio Corazza (Vescovo Diocesi Forlì Bertinoro), Kevin Bravi (Assessore Politiche Internazionali Comune di Forlì), Sauro Bandi (Direttore Centro Missionario), con la partecipazione della Compagnia Quelli della Via e la cura di Coordinamento diocesano x Wajir, Comune di Forlì e con il contributo finanziario della Regione Emilia Romagna.

Alle 20.30 “Cambia-menti. Storie di trasformazione”, una performance di playback theatre che nasce dalle storie del pubblico, promuovendo inclusione e condivisione tra i partecipanti. A cura di C’era C’è Playback Theatre Forlì-Cesena-Imola

Alle 21, alla Fabbrica delle Candele, la proiezione del film autobiografico “It’s all about love” sulla storia del fotografo Stefano Lotumolo e del suo radicale cambiamento di vita attraverso il viaggio in Tanzania e l’incontro con la cultura Masai. Saranno presenti Mirko Petrini (regista) e Simone Boccalatte (direttore della fotografia).

Sempre alle 21, ai Musei, il Collettivo Monnalisa presenta “Io sono rivoluzione. Una personale narrativa della sommossa”. Le rivoluzioni non sono solo moti collettivi, grandi e talvolta distanti da noi, ma anche cambiamenti ed epifanie che hanno luogo dentro di noi, che cominciano nel nostro intimo. Attraverso pratiche di ascolto, visione e condivisione spontanea, il collettivo vuole esplorare le grandi e piccole rivoluzioni quotidiane personali.

 

La mattina di mercoledì 25:alle 8.30 prosegue “Camminare sull’acqua: alla scoperta del canale di Ravaldino che scorre sotto la città”, alle 10 Valentina Furlanetto, intervistata da Paolo Rambelli presenta “Cento giorni che non torno”, storie di pazzia, di ribellione e di libertà. Alle 9.30 e alle 10.30 “Il magico mondo delle api”, un’arnia didattica per conoscere la struttura complessa delle api, con degustazione dei prodotti delle api, il miele e i suoi sapori.

 

Il Festival del Buon Vivere è un progetto promosso dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, in collaborazione con il Comune di Forlì, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Cesena e dell'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna.

 


 

ANIMALI EROI NELLA LETTERATURA MEDIEVALE

Il congresso inizierà con una lezione sulla figura dell’orso nella tradizione medioevale e nelle culture dei diversi popoli attraverso i secoli. Appuntamento aperto al pubblico mercoledì 25 settembre a Palazzo Prodi

La Società internazionale renardiana è un’associazione scientifica informale che, da tutto il mondo, raduna amanti di animali nella letteratura medievale. Per il XXV congresso biennale e il cinquantenario dalla sua istituzione ha scelto di riunirsi in Italia. Sarà ospitato dal Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento con il sostegno del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Torino e della Università italo-francese.
I lavori si aprono mercoledì 25 settembre a Palazzo Prodi (Trento – Via Tommaso Gar, 14) alle 14.30 con i saluti istituzionali. Quindi la presentazione del congresso con Roberta Capelli e Caterina Mordeglia (responsabili di progetto per l’Università di Trento) e la lezione inaugurale di Michel Pastoureau (École Pratique des Hautes Études, Paris), sulla figura dell’orso nella tradizione medioevale (“La chute d’un roi: l’ours détrôné par le lion”) che sarà introdotta da Lino Leonardi (Scuola Normale Superiore, Pisa − Fondazione Ezio Franceschini, Firenze). L’orso e il leone sono due animali simbolo della regalità nella tradizione occidentale. L’orso è la forza selvaggia e il coraggio indomito che, dalle tribù primitive del paleolitico alle popolazioni celtiche insulari, identifica divinità pagane e sovrani dai nomi rivelatori, come Artù, il re Orso (artos) e guerriero della Tavola Rotonda. Il leone è la maestà della natura, il sole d’Oriente che diventa figura cristologica ed emblema araldico per eccellenza. Pastoureau, tra i massimi studiosi al mondo dell’immaginario zoologico medievale, segue le tracce di queste due fiere nella nostra storia culturale e racconta perché, a partire dall’epoca carolingia, l’orso finisce per perdere il proprio trono e la propria corona, a vantaggio del leone. A seguire Richard Trachsler ci introdurrà alle teorizzazioni medievali tra fantasia e realtà su un altro animale simbolo del Medioevo, l’unicorno. Infine, una tavola rotonda di rappresentanti del mondo delle arti sceniche, musicali e televisive ci aiuterà a scoprire come il ruolo “eroico” degli animali si sia trasmesso dal Medioevo fino ai giorni nostri, attraverso la musica classica e il teatro, fino alla fiction televisiva.
La giornata inaugurale è aperta al pubblico previa registrazione sul sito del Dipartimento di Lettere e Filosofia ed è valida per l’aggiornamento insegnanti delle scuole trentine. Le relazioni di Pastoureau e Trachsler si terranno in francese, con traduzione simultanea in italiano mediante smartphone e cuffiette personali.
Sede delle giornate successive – riservate alle persone già iscritte - sarà Palazzo Prodi fino a venerdì 27 settembre, mentre l’ultima giornata si svolgerà presso l’Abbazia di Novacella.
Il congresso “Animali eroi nella Letteratura medievale” mira a valorizzare il ruolo degli animali, domestici e selvatici, reali e immaginari, nella produzione letteraria del Medioevo, nella quale essi sono spesso i protagonisti di avventure e vicende esemplari che recuperano il patrimonio folclorico delle leggende popolari e lo rielaborano in forma artistica per l’intrattenimento e l’istruzione del pubblico delle corti e delle piazze. Queste creature che parlano e agiscono come gli uomini, o, viceversa, che assumono i contorni ideali del simbolo, incarnano la dicotomia universale tra Bene e Male, e rispecchiano la costante tensione, tipica della mentalità medievale, tra l’alto e il basso, tra l’ascesa verso la redenzione e la discesa negli inferi del peccato.
In oltre cinquanta interventi di relatori provenienti da tutto il mondo si esploreranno la natura sfaccettata della zoologia letteraria medievale e i modi nei quali gli animali partecipano alla costruzione dei sistemi narrativi dei generi letterari, mai disgiunti dalla componente iconografica che allaccia con il testo – soprattutto nei manoscritti − un inscindibile rapporto tra parola e immagine, tra commento e ornamento. I filoni di indagine privilegiati sono quelli degli animali dell’epica animale; delle favole; dei bestiari; dei fabliaux.
In occasione del congresso, l’Università di Trento ha promosso "Wildlife around us. Photo Exhibition". L’esposizione delle 16 foto vincitrici, selezionate tra le 60 inviate, verrà inaugurata nel corso della giornata di apertura del Congresso e resterà visibile a Palazzo Prodi per tutto il mese successivo.


Programma e dettagli in allegato e su: https://event.unitn.it/renardiano2024/



NELLA MORSA DEL RAGNO

Una ricerca coordinata dall’Università di Trento ha svelato perché i ragni riescono a tagliare materiali molto resistenti e tenaci come la propria seta, il carbonio o il Kevlar®. La scoperta potrebbe aprire la porta a una nuova generazione di utensili da taglio più efficaci e performanti


Trento, 23 settembre 2024 – (d.s.) Quando pensiamo ai ragni, la prima cosa che ci viene in mente è la loro grande capacità di tessere tele estremamente complesse e resistenti. Meno nota è l’abilità con cui queste piccole creature riescono a tagliare la propria seta – il materiale ad alta resistenza più tenace in natura – ma anche fibre sintetiche come il carbonio o il Kevlar®. Un gruppo di ricerca coordinato dall’Università di Trento ha cercato di capire come questo sia possibile. I risultati sono stati da poco pubblicati sulla rivista Advanced Science.
A lungo si è pensato che il segreto di questo taglio efficace e preciso fosse la chimica, cioè la capacità di produrre un enzima in grado di sciogliere le fibre di seta. Questo meccanismo non è però sufficiente a spiegare la velocità con cui i ragni riescono a compiere questa operazione, ad esempio in una situazione di pericolo.
«Lo studio – spiegano Nicola Pugno, ordinario di Scienza delle costruzioni a UniTrento e corresponding author della ricerca, e Gabriele Greco, ricercatore alla Swedish University of Agricultural Sciences e all’Università di Trento, corresponding author e primo firmatario della ricerca – è nato dalla curiosità di capire come i ragni interagiscono con materiali non propri. Abbiamo quindi provato a sostituire una ragnatela con fili sintetici di dimensioni paragonabili», appunto carbonio o Kevlar®. «Volevamo però anche comprendere come il ragno riesca a tagliare, oltre ai fili artificiali, anche la propria seta, materiale molto resistente ed estremamente tenace».
Appurato che la chimica non può essere l’unica spiegazione, il gruppo si è quindi concentrato sull’azione meccanica, osservando i ragni al microscopio elettronico. È emerso che il segreto per un taglio così preciso ed efficace sta nella particolare conformazione delle zanne. Queste presentano infatti una speciale seghettatura a passo variabile con distanza crescente a partire dall’apice della zanna. La fibra da tagliare viene fatta scorrere verso l’interno, fino a incastrarsi quando incontra una spaziatura di dimensione paragonabile al suo diametro. Con questa particolare geometria dei punti di contatto, la forza necessaria per il taglio è minima e l’efficacia di taglio massima.
I risultati di questo studio forniscono informazioni preziose per comprendere come i ragni riescano a tagliare materiali ad alta resistenza o tenacità, con interessanti prospettive di applicazione in altri ambiti. «La nuova teoria – conclude Pugno – potrebbe permettere di sviluppare utensili più affilati e performanti, ispirati alla dentatura del ragno. Per esempio per il taglio del legno, del metallo, della pietra, di alimenti o di barba e capelli».

L’articolo scientifico è stato pubblicato sulla rivista Advanced Science e può essere consultato al link https://doi.org/10.1002/advs.202406079. I dati sono disponibili in open access.
Lo studio è firmato da Gabriele Greco (Swedish University of Agricultural Sciences e Università di Trento), Diego Misseroni (Università di Trento), Filippo Castellucci (Università di Bologna e University of Copenhagen), Nicolò G. Di Novo (Università di Trento) e Nicola Pugno (Università di Trento).

 


 

DONNE SUL PONTE DI COMANDO: LE PROFESSIONISTE DEL MONDO MARITTIMO SI RACCONTANO IN UN LIBRO CHE, TRA STORIA E STORIE, FA IL PUNTO SULLA PARITÀ DI GENERE NELLA BLUE ECONOMY IN ITALIA E NEL MONDO

23 settembre 2024 –Si intitola Donne sul ponte di comando. Trent’anni di storia e storie delle professioniste del mare (Mursia) il libro che, per la prima volta, racconta l’altra metà del mare, quella delle donne che lavorano nel settore dello shipping, del trading e della logistica. A scriverlo sono le socie di Wista Italy - la sezione italiana della Women International Shipping and Trading Association - che quest’anno festeggia i trent’anni di attività.

 

Fondata a Genova nel 1994 da cinque donne pioniere del cluster marittimo, il libro ripercorre la lunga rotta delle donne per conquistare il ponte di comando, reale e metaforico.

 

«Un libro corale che finalmente dà voce alle professioniste italiane del mare, alle loro carriere e alle loro storie professionali e vuole illuminare un problema: nel mondo marittimo siamo molto lontani dalla parità di genere. Per il bene di tutto il sistema Paese dobbiamo farcene carico» dice Costanza Musso, presidente di WISTA Italy. «Nel settore marittimo siamo ancora molto lontane dal raggiungimento della parità di genere: a livello mondiale i marittimi-donne sono solo il 2% su circa 2 milioni di addetti; le donne che lavorano a terra sono invece il 29%. In Italia la situazione non è migliore: la percentuale di donne che lavorano nei porti e nei servizi a terra è del 6,7%, migliore la percentuale di donne impegnate nelle Autorità di Sistema Portuale, 46%.  Peccato che dal 1994, anno della riforma dei porti, su un centinaio di presidenti abbiamo avuto solo due donne ai vertici delle Autorità. Non pervenuto invece il dato delle donne italiane imbarcate come comandanti o ufficiali anche se grazie ai dati forniti dall’Accademia Mercantile sappiamo che nel triennio 2020-2023 le allieve ufficiali erano il 12%. Ma quante di loro hanno poi preso la via del mare?»

 

La prima presidente Marisa Marciani Vignolo è stata tra le prime broker a sbarcare a Londra negli anni Sessanta e a smuovere le acque e organizzare il primo nucleo di professioniste del mare, lo ha fatto con Fulvia Linari, seconda Presidente Wista Italy, che è stata anche presidente Wista International dal 1996 al 2001. Dopo Linari la presidenza passa a Alessandra Boccone, Maria Gloria Giani, Daniela Fara, Michela Fucile, Daniela Aresu, Paola Tongiani e oggi Costanza Musso. Attraverso le testimonianze delle nove presidenti di Wista Italy che si sono succedute in tre decenni il racconto incrocia le fatiche e l’impegno per farsi spazio in un settore su cui gravano ancora oggi pregiudizi secolari - primo fra tutti che quelli del mare «non siano lavori per donne» perché erano tradizionalmente legati alla forza fisica.

 

Nella seconda parte del volume sono invece le voci delle socie a farsi sentire. Sono donne che occupano posti apicali: armatrici, imprenditrici, dirigenti, comandanti e ufficiali che si raccontano con un obiettivo, ispirare altre donne a prendere la via del mare che offre occasioni di lavoro a bordo, nei porti, nella logistica, nelle Forze Armate. 

La terza ed ultima parte è dedicata ai numeri del gender gap con un contributo di Greta Tellarini, docente di diritto marittimo e uno della presidente Musso.

 

Il libro verrà presentato il 26 settembre 2024 in simultanea in 11 porti italiani dove saranno presenti, insieme alle autorità, le socie Wista Italy che racconteranno l’associazione e la sua storia così come ognuna di loro la vive. Questo è possibile perché Wista è l’unica associazione del settore che annovera socie in tutti i settori del cluster marittimo e in tutti i porti italiani, e conta oltre 100 socie. Quindi un vero lavoro di squadra e di leadership condivisa senza, è il caso di dirlo, “prime donne”, ma tante donne che hanno deciso di caricarsi sulle spalle il loro pezzo di storia di empowerment e di condividerlo.

 

Questi gli 11 porti e gli orari dove si terrà il flash mob letterario del libro:

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il libro verrà presentato anche a Monaco al “Monaco Yacht Show” dove numerose socie si trovano per partecipare a questa importante fiera e dove si terrà il 26 settembre alle 17 una presentazione del libro in concomitanza con gli 11 porti italiani.

 

“Abbiamo scelto di andare nei porti per due motivi. La prima: le navi e i porti sono il nostro mondo, la nostra casa e vogliamo che altre donne vi trovino posto. La mancanza di donne è una perdita di ingegno, di competenze, di diversità di pensiero che fa male a tutto il sistema. La seconda è che crediamo che sia arrivato il momento di mettere più donne nei posti di comando. In trent’anni abbiamo avuto solo due presidenti di Autorità donne, ci sono ampi margini di miglioramento” - conclude Costanza Musso -“Interessante evidenziare il contributo degli sponsor dove, oltre a numerose aziende delle socie e a numerose socie che hanno contribuito a titolo personale, abbiamo avuto il piacere di avere un importante supporto da Costa Crociere, MSC, Assoporti, Assiterminal e Assoarmatori che ringraziamo per la fiducia”.

 

WISTA (Women's International Shipping & Trading Association) è un’organizzazione internazionale per le donne con ruoli chiave e posizioni dirigenziali nei settori marittimo, commerciale e logistico. La sua mission è attrarre più donne nell’industria marittima e sostenere le donne in posizioni dirigenziali attraverso networking, formazione e mentoring, con la convinzione che la diversità di genere sia fondamentale per un futuro sostenibile per l’industria marittima a livello internazionale. L’associazione, nata nel 1974, cresce ogni anno e conta circa oltre 5.000 socie in 59 paesi in tutto il mondo. WISTA sostiene la creazione di rapporti commerciali nazionali ed internazionali tra i propri membri. Maggiori informazioni sul sito internazionale https://wistainternational.com/

 

WISTA Italy nasce a Genova nel 1994 dalla volontà di cinque socie fondatrici e oggi conta oltre 100 socie. Nel Direttivo attuale siedono la Presidente, Costanza Musso, Cavaliere del Lavoro e AD del Gruppo Grendi, la Vice Presidente Gabriella Reccia avvocato, general counsel Gruppo Nova Marine Carriers, la Contact Person , Caterina Cerrini coordinatrice Accademia Italiana della Marina Mercantile sede di Arenzano,  la tesoriera Barbara Pozzolo, avvocato ; la Media Persone Lucia Nappi, editrice e direttrice di «Corriere marittimo»

www.wistaitaly.it

 


 

“Teatro dunque sono”: presentato il progetto teatrale vincitore del bando “Orizzonti solidali” della Fondazione Megamark rivolto a persone con disagio psichico

Alla presenza dell’assessora alla Giustizia e al benessere sociale e ai Diritti civili Elisabetta Vaccarella, è stato presentato questa mattina, a Palazzo di Città, il progetto “Teatro dunque sono”, vincitore del bando Orizzonti Solidali finanziato dalla Fondazione Megamark, in collaborazione con l’associazione culturale In S'Cena di Bari e con l'equipe del Csm AREA 4 del dipartimento di Salute mentale Asl Bari 4.

Il progetto, condotto da due professionisti dell’arte scenica, Giovanni Gentile e Barbara Grilli della compagnia Collettivo Teatro Prisma, vedrà al loro fianco l’associazione In S’Cena di Bari, con la sua fondatrice Dedi Rutigliano, esperta formazione nel campo attoriale teatrale e cinematografico,  con il supporto determinante dell’ equipe del Centro di Salute Mentale AREA 4 del dipartimento di salute mentale ASL BARI, diretto da Francesca Scorpiniti.

“Teatro dunque sono” durerà fino alla primavera del 2025: si aprirà l’11 ottobre, alle ore 21, con lo spettacolo “Senza rete - Lettere dal manicomio”, scritto e diretto da Giovanni Gentile, con Barbara Grilli e Alessandro Amoroso al Teatro forma di Bari. La colonna sonora sarà suonata live dalla band Campi di Fragole.

“Lettere dal Manicomio” è una produzione che affronta con sensibilità e intensità la questione del disagio mentale attraverso una serie di monologhi evocativi. Questo spettacolo non solo offre uno spaccato della storia e della condizione umana, ma si configura anche come un potente strumento di riflessione e dialogo sociale.

Successivamente, da metà ottobre e fino all’inizio della primavera 2025, nella sede dell’associazione in S'Cena (in via Giuseppe Pellegrini 15), si terrà il laboratorio teatrale a cura di Demetria Rutigliano: un’attività riabilitativa di tipo espressivo e motorio rivolta a utenti portatori di un disagio psichico significativo. Il lavoro terrà conto dei tempi e delle “esitazioni” dei partecipanti, privilegiando l’importanza del percorso rispetto a quella del risultato finale. Durante il percorso - che si concluderà con una rappresentazione presso il Teatro Anchecinema di Bari - gli utenti saranno stimolati a una maggior conoscenza di sé dal punto di vista emozionale e nel rapporto con il proprio corpo, accrescendo così la propria autonomia sociale.

Hanno illustrato gli obiettivi e le modalità del progetto, un'importante iniziativa per la promozione della cultura e della sensibilità della salute mentale, Barbara Grilli del Collettivo Teatro Prisma, Francesca Scorpiniti, responsabile del Centro Salute Mentale della ASL BARI 4, Demetria Rutigliano, presidente dell’associazione culturale In S'Cena, e Daniela Balducci della Fondazione Megamark.

“È un piacere essere qui oggi per presentare un progetto che unisce creatività, cura e inclusione - ha esordito Elisabetta Vaccarella - e che dimostra come il teatro possa essere uno strumento di benessere sociale. Voglio innanzitutto ringraziare tutti i partner che hanno reso possibile questa iniziativa, a partire dal Collettivo Teatro Prisma e dall'associazione culturale In S'Cena. Un ringraziamento speciale va anche all'equipe del Centro di Salute Mentale AREA 4 e alla Fondazione Megamark per il loro sostegno concreto.

Come amministrazione, siamo convinti che il welfare non debba limitarsi a fornire servizi essenziali ma debba promuovere anche progetti come questo, che offrono occasioni di espressione, emancipazione e rinascita. Sin da quando mi sono insediata, ho chiarito che il tema della salute mentale sarà uno dei pilastri del mio mandato. Il teatro, con la sua capacità di coinvolgere e stimolare riflessioni profonde, diventa un mezzo per far emergere l’identità, le emozioni e il potenziale di ciascun individuo, oltre la malattia, le situazioni di disagio e le difficoltà quotidiane.

Lavorare con persone che vivono un disagio psichico non è solo un atto di assistenza, ma una forma di riconoscimento della loro dignità e della loro capacità di esprimersi. E proprio grazie a iniziative come questa, possiamo contribuire a superare lo stigma che accompagna il disagio psichico e favorire una reale inclusione.

Grazie ancora a tutti coloro che hanno creduto in questo progetto. Non vediamo l'ora di assistere ai risultati di questo viaggio, teatrale e umano”.

“Il Collettivo Teatro Prisma - ha proseguito Barbara Grilli - è sempre stato felice di mettere a disposizione le proprie competenze per promuovere solidarietà e accoglienza. Il progetto “Teatro dunque sono”, di cui siamo capofila in collaborazione con l'associazione In S'cena e con l'equipe del Centro di Salute mentale ASL Ba4, mira proprio a questo. All'inclusione e alla sensibilizzazione nei confronti del disagio psicologico e psichiatrico che, a tutt’oggi, sembra essere ancora un tabù”.

“L’associazione In S'Cena collabora da anni con la ASL promuovendo  progetti incentrati sulla salute mentale - ha spiegato Demetria Rutigliano -: il progetto che presentiamo oggi è nato da un laboratorio condotto la primavera scorsa con gli utenti del CSM. Nella mia ormai lunga esperienza ho avuto modo di verificare che il disagio psichico è un fenomeno purtroppo in crescita, che oggi più che mai tocca i più giovani, ed è per questo che ringrazio la Fondazione Megamark che ci offre la possibilità di affrontare un percorso teatrale con chi soffre di patologie mentali. Il laboratorio che realizzeremo a partire dal 7 ottobre prossimo, con il supporto della dottoressa Cecere e dei suoi collaboratori, sarà il luogo dove i partecipanti potranno esprimere liberamente la propria sensibilità e creatività al riparo da ogni pregiudizio. Lavoreremo sulla fiducia e sull’idea di accogliere ogni emozione, lasciando spazio alle improvvisazioni, consapevoli che ciò che conta è il percorso che faremo insieme ai partecipanti, che se da un lato avranno l’occasione di uscire dall’isolamento che spesso accompagna il disagio mentale, dall’altro potranno scoprire talenti e potenzialità che li aiuteranno a sentirsi più forti e via via più autonomi”:

“A nome del Centro di salute mentale della Città di Bari - ha detto Francesca Scorpiniti - ringrazio l’associazione In S’Cena che ci ha consentito di fare un laboratorio teatrale con pazienti afferenti al nostro centro: è stato l’inizio di un lavoro congiunto che ci ha portato a realizzare una serie di percorsi positivi per i nostri ragazzi. Da lì, poi, è nata la collaborazione per ideare e organizzare il progetto che oggi vi presentiamo, e che si aprirà proprio con l’evento teatrale in programma il prossimo 11 ottobre al Teatro Forma. “Teatro dunque sono”, peraltro, si inserisce nell’arco di un’iniziativa più ampia che il CSM promuove in occasione del 10 ottobre, giornata mondiale della salute mentale. Proprio in vista del 10 ottobre abbiamo programmato una serie di eventi, al via dal 4 ottobre, per “aprire” la cittadinanza al tema della salute mentale portata attraverso l’arte, attraverso il teatro. Non già, quindi, come qualcosa di stigmatizzante ma, al contrario, come qualcosa alla quale siamo tutti, in vario modo, interessati”.

“Fondazione Megamark da dodici anni indice il bando Orizzonti solidali e sin dall’inizio guarda con grande attenzione al teatro come forma di cultura e di assistenza - ha concluso Daniela Balducci -. Non a caso tra i progetti finanziati in una delle prime edizione del bando c’è stata la messa in scena di una versione rivisitata di Romeo e Giulietta nelle periferie della città. A questa edizione 2024 di Orizzonti solidali sono state candidate circa 300 proposte progettuali e la scelta della commissione, che ha optato per questo progetto, è stata dettata dalla convinzione che il teatro rappresenti una grande occasione di cura e di scambio, un luogo di espressione libera, uno spazio privo di pregiudizi in cui ognuno può dar voce a sensibilità e emozioni diverse. Un’esperienza che arricchisce tanto chi insegna quanto chi apprende, in una dimensione circolare segnata dall’accoglienza dell’altro e dei suoi bisogni.

Dunque, a nome della fondazione, vi auguro buon lavoro, consapevole che le mete più importanti si raggiungono solo lavorando in rete”.

 


 

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